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-FAR SU LE STROPE-

In questa foto, che ha più di vent’anni, c’è nonno Massimo con il suo amico Ido intenti a “far su le strope”.
Per chi non è cresciuto nella campagna vicentina, le “strope” sono sottili rami di salice selvatico che venivamo selezionati dopo la potatura delle vigne.
Il salice selvatico era un prezioso alleato della vite perché i suoi rami, facilmente modellabili e resistenti, servivano per legare i tralci che avrebbero portato i nuovi frutti.
Era un lavoro lungo e di pazienza, quante volte lo abbiamo visto fare al nonno! Era quasi un rito.
Proprio perché impegnava molte risorse, oggi la legatura avviene con l’ausilio di una legatrice che avvolge il tralcio con un sottilissimo filo che si degrada con il tempo.
Accanto ai nostri vigneti corre ancora però una lunga fila di salici, memoria di un rito del passato, lì a suggerirci, qualora possibile, un ritorno alle origini.

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